Gli experimenti di Caterina Sforza

di Patrizia Catellani

Non è un caso se proprio a Palazzo Vecchio, a Firenze si trova un affresco che raffigura Caterina Sforza (1463-1509), contessa di Imola e Forlì.

Lei fu la madre di Giovanni dalle Bande Nere dal quale discese niente meno che la linea medicea dei Granduchi di Toscana.

Ma non solo per questo il suo ritratto si trova là.

Come Cosimo I ed il figlio di questi Francesco I de’ Medici, entrambi suoi discendenti, Caterina fu alchimista.

Otto figli, preoccupazioni economiche, problemi politici, guerre continue, non le impedirono, fatto insolito per una donna del suo tempo, di essere una studiosa di farmacia, di medicina, di chimica e profumeria.

Nella sua vita tormentata, instabile ed anche piena di eccessi, la fiducia nell’arte farmaceutica e la sua pratica, furono un punto fermo.

La sua grande curiosità per le scienze e per l’alchimia, la spinsero ad effettuare continue ricerche, per le quali si avvalse dell’opera di Ludovico Albertini, uno speziale forlivese.

E la sua tenacia, il suo carattere volitivo ed inflessibile le furono senz’altro d’aiuto nel perseguire quei risultati scientifici ottimi che raggiunse.

A 21 anni ed incinta attraversò Roma a cavallo ed occupò col proprio esercito Castel Sant’Angelo in nome del marito Girolamo Riario.

Machiavelli racconta che quando, a venticinque anni, fatta prigioniera si barricò nella rocca mentre i suoi sei figli erano tenuti come ostaggi lei, per dimostrare che non cedeva a quel ricatto, si sollevò la gonna mostrando i genitali e disse: "Di figli posso farne altri".

Con la stessa determinazione Caterina lavorò per ricercare rimedi che potessero curare tutte le infermità. Raccolse le formule dei suoi esperimenti in un manoscritto scritto in italiano volgare, che, dopo la sua morte, passò al figlio Giovanni de’ Medici, detto delle Bande Nere.

Il manoscritto comprende 454 ricette delle quali 358 riguardano la medicina, 30 la chimica e 66 la cosmesi.

Nel 1525 il conte Antonio Cuppano da Montefalco fece una copia del manoscritto, oggi conservata da un privato, giunta a noi col titolo "Experimenti de la Exellentissima Signora Caterina da Furlj matre de lo Illuxtrissimo Signor Giovanni de Medici".

Questo ricettario è forse il documento più completo finora conosciuto sulla medicina e la cosmesi del XV secolo.

In molte ricette sono menzionate droghe usate ancor oggi in fitoterapia come il cardo mariano; vi si trovano anche scoperte importanti, come ad esempio quella dell’anestesia chirurgica, forse la più considerevole di tutto il libro.

"A far dormnire una persona per tal modo che porrai operare in chirurgia quel che vorrai e non ti sentirà et est probatum".

La composizione che Caterina riporta verso la fine del 1400 è molto simile a quella di un anestetico, a base di oppio, di succo di more acerbe, di foglie di mandragola, di edera, di cicuta e altre piante, riportata su un manoscritto del nono secolo conservato nel Monastero di Montecassino e anche su di un libro di chirurgia uscito a Bologna nel 1265.

Nel manoscritto si trovano anche ricette che lasciano in noi molti punti interrogativi, come quella per guarire ogni sorta di febbre (si dice fosse stata provata anche da Cosimo de’ Medici) a base di sterco di lupo seccato al sole, polverizzato e fatto bere all’infermo in brodo di carne.

Quanto alla cosmesi, leggendo il quaderno degli experimenti di Caterina, vien da pensare che in fondo i problemi estetici di cinquecento anni fa fossero gli stessi di oggi! Così troviamo formule abbronzanti, dimagranti, rassodanti, depilatorie nonché formule per tingere ed arricciare i capelli.

"La dama dei gelsomini" è un olio su tela in passato erroneamente attribuito a Leonardo da Vinci, e poi a Lorenzo d Credi (anch’egli allievo del Verrocchio insieme a Leonardo) oggi custodito nella Pinacoteca civica di Forlì.

Il dipinto, datato tra il 1485 e il 1490 raffigura una giovane donna che molti identificano in Caterina Sforza.

Possano l’immagine della sua dolcezza e l’esempio della sua vita esserci d’aiuto nell’esercizio della nostra professione.